Raciti Giuseppe

Dati e Indirizzi

racitiRaciti Giuseppe

Settore Disciplinare: MFIL/01
Insegnamento/i: Filosofia teoretica (triennale e magistrale)
Indirizzo: Piazza Dante 32, 95124 Catania
Stanza n°: 256
Telefono: +39 095 7102341

Sito personale: http://www.giusepperaciti.eu

E-mail: g.raciti@unict.it

Altri indirizzi elettronici: roideprusse@gmail.com

Argomenti di ricerca:

Ho concentrato le mie ricerche e le mie pubblicazioni entro un dominio opportunamente limitato – dalla Nascita della tragedia di Nietzsche al Tramonto dell’Occidente di Oswald Spengler e da questo all’Operaio di Ernst Jünger. La nettezza di questi riferimenti, va da sé, è illusoria: autori come Spinoza, Hamann, Hegel, Bachofen, il primo Lukács, Max Stirner e Thomas Mann, ai quali ho dedicato studi monografici e riflessioni comparative, mi hanno suggerito, nel tempo, geometrie più complesse, spesso in stimolante contrasto col disegno di origine.

Il 1872 (l’anno di pubblicazione della Nascita della tragedia) segna l’ideale terminus a quo di ciò che io chiamo ‘modernità’. In questa accezione, certo una delle tante praticabili, modernità significa: primato dell’immagine sul concetto, dell’occhio sull’udito, dello spazio sul tempo – di Apollo su Dioniso.

Nell’uso nietzscheano del termine ‘tragedia’ si inscrive l’aspetto mitico, vale a dire iconico, imaginale, della Zivilisation spengleriana. Ne risulta un quadro inedito, potremmo dire una ‘forma’; niente a che vedere, a ogni modo, con un processo di décadence.

Fili etici s’intessono a questa forma. Utilizzando i mezzi sofisticati messi a disposizione dalla Kulturgeschichte ho indirizzato l’indagine sulle ’sopravvivenze’ (J. Seznec) e sulle ‘trasformazioni’ (E.H. Kantorowicz) del plesso apollineo. Il nucleo dell’etica apollinea non è pratico né volontaristico, ma teoretico e politico. La sua facies contemporanea, particolarmente enigmatica, contrassegna, nei termini di Jünger, il perimetro della forma-tecnica [Gestalt des Arbeiters].

Come cerchiatura della forma-tecnica, l’elemento apollineo cenna infine al compito di una riscrittura del grande tema della pace. Questo è il nucleo politico del mio lavoro. Sinteticamente: la guerra è un portato della storia politica della tecnologia, cioè della ‘falsa immagine’ della tecnica. Anche qui Dioniso si rivela come la ‘controfigura’ di Apollo.

Nuovi soggetti si delineano su questo sfondo – dall’anarco jüngeriano  all’apolide di Cioran; di rimando, la ricerca ruota attorno alla definizione politica e teoretica della pax technica.